Chi è Katie Bouman, la scienziata che ha fotografato il buco nero
Conosciamo più da vicino Katie Bouman, la matematica che ha fotografato per la prima volta un buco nero.
Nelle ultime ore il nome di Katie Bouman è diventato famoso in tutto il mondo. Ma di chi si tratta esattamente? Questa giovane matematica di 29 anni è assistente di informatica e scienze matematiche presso l’istituto CalTech, ed è colei che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook la foto in cui è raffigurata evidentemente sorpresa ed emozionata, mentre sul suo computer si sta formando una foto destinata a diventare la più famosa del secolo, ovvero la foto di un buco nero.
Guardo incredula la prima immagine di un buco nero che ho ricostruito. Nessuno di noi avrebbe potuto farlo da solo. Ci siamo riusciti grazie a tante persone differenti con percorsi diversi
fa sapere la giovane ragazza. Sulla pagina Twitter del MIT, la matematica è stata paragonata a un’altra importante donna del mondo della Scienza, ovvero Margaret Hamilton, che mezzo secolo fa scrisse il software che contribuì in modo determinante a portare l’uomo sulla Luna, a indicare come queste due grandi donne abbiano segnato due momenti storici per quanto riguarda lo studio dello spazio.
Left: MIT computer scientist Katie Bouman w/stacks of hard drives of black hole image data.
Right: MIT computer scientist Margaret Hamilton w/the code she wrote that helped put a man on the moon.
(image credit @floragraham)#EHTblackhole #BlackHoleDay #BlackHole pic.twitter.com/Iv5PIc8IYd
— MIT CSAIL (@MIT_CSAIL) 10 aprile 2019
Se non fosse stato per i calcoli eseguiti da Katie, l’immagine del secolo non sarebbe esistita. Questo perché i miliardi di byte di dati raccolti dai radiotelescopi terrestri distribuiti in tutto il mondo (dal Cile alle Hawaii e in altre zone del pianeta) e puntati verso il buco nero dovevano essere correlati tra loro. Ed è stata proprio la Bouman a ideare uno degli algoritmi necessari per elaborare i dati raccolti dall’Event Horizon Telescope, permettendo quindi di ottenere la prima immagine dell’ombra di un buco nero.
via | Il Fatto Quotidiano